Disastro dipendenti, non ti danno più la liquidazione: non prendi un euro nemmeno sotto tortura | La legge è approvata

Donna anziana

Donna anziana- Foto di Kindel Media da Pexels-LaGazzettadiMassaeCarrara.it

Cambiano le regole per il TFS e il TFR: ecco perché è diventato così difficile riuscire ad ottenere la propria liquidazione in tempi brevi.

Brutte notizie per coloro che contavano sull’anticipo del trattamento di fine servizio (TFS) o del trattamento di fine rapporto (TFR).

A partire dal 25 aprile 2024, infatti, l’Inps ha sospeso la possibilità di prenotare nuove domande per richiedere l’anticipo previsto dalla norma introdotta nel 2023.

Quella che era stata presentata come una misura temporanea si sta allungando più del previsto: migliaia di lavoratori sono rimasti a bocca asciutta.

Il blocco è stato motivato dalla mancanza di risorse finanziarie, nonostante sia arrivato un chiaro monito dalla Corte Costituzionale: la sentenza n. 130 del 2023 evidenzia come il ritardo nel pagamento del TFS sia in contrasto con il principio di giusta retribuzione sancito dalla Costituzione.

Trattamento di fine rapporto e trattamento di fine servizio: quali sono le differenze nell’erogazione

Il trattamento di fine rapporto (TFR) è regolato dall’art. 2120 del codice civile. Si tratta di una somma di denaro, maturata nel tempo, che spetta a tutti i lavoratori subordinati alla cessazione del rapporto di lavoro. Questi soldi possono essere richiesti in anticipo in alcuni casi: spese mediche straordinarie, acquisto della prima casa o congedi per motivi familiari o formativi.

Per il trattamento di fine servizio (TFS) il discorso è differente. Questa indennità è, infatti, riservata ai dipendenti pubblici, ma l’attesa per riceverla può durare fino a sette anni. Per velocizzare le tempistiche era stato previsto un anticipo sotto forma di prestito a tasso fisso. Una soluzione che attualmente non è più disponibile. Il blocco delle nuove richieste di anticipo sul TFS ha congelato ogni prospettiva, lasciando fuori chi non aveva ancora presentato domanda.

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Donna al PC- Foto di Tima Miroshnichenko da Pexels-LaGazzettadiMassaeCarrara.it

Ritardo nella liquidazione: ecco cosa dice la Corte Costituzionale a tutela dei lavoratori

La sentenza della Corte Costituzionale, però, parla chiaro: il differimento nel pagamento del TFS è una violazione dei diritti del lavoratore. L’obbligo di accedere a prestiti bancari o INPS con elevati tassi di interesse, poi, peggiora la situazione. La Corte ha parlato di un “vulnus costituzionale aggravato dalla rateizzazione” e ha chiesto al legislatore un intervento urgente.

Il Governo, al momento, prende tempo e tace. Il silenzio pesa sui lavoratori italiani, soprattutto su coloro che sono andati in pensione per vecchiaia o per raggiunti limiti d’età e speravano in una liquidazione più celere. Sono tante le domande dei dipendenti pubblici che restano sospese, mentre le persone continuano ad avere bisogno di questi soldi il prima possibile.